Caterina Sbrana

La volontà di ricondurre l'immagine alla propria natura, l'icona cristallizzata al proprio significato vitale e pulsante attraversa il lavoro di Caterina Sbrana.
La sua ricerca è una indagine condotta con strumenti primordiali alle radici del nostro immaginario e sulla natura della pittura stessa.
Caterina attinge all'antica tradizione delle tecniche pittoriche dove i procedimenti tecnici e artigianali svelano una dimensione rituale e materiali e pigmenti hanno un significato alchemico e simbolico.
Al fango si sono aggiunti nel tempo altri lavori e altri materiali che lei stessa raccoglie o produce.


Premendo centinaia di capsule di papavero come timbri su una tela di lino, ricompone il dipinto A letto di Zandomeneghi.
Caterina usa il segno lasciato dalla capsula di papavero, che materializza e al tempo stesso svapora le immagini, come un pixel naturale, per comporre una serie di Vanitas, un bestiario di animali addormentati e disegni e mappe geomorfologiche, un lavoro in progress, scandito dalla natura, che Caterina riprende ad ogni fioritura.


Un altro ciclo di lavori aperto raccoglie una serie di vedute a volo d’uccello, planimetrie e paesaggi tratte da Google Earth dipinte a succo d’erba, e con fango, humus, nero fumo e argille da lei stessa raccolte.
In questi dipinti trasfigurati di paesaggi reali e fantastici insieme, Caterina unisce due visioni di paesaggio una fredda e globale e una personale, interiore, esperita direttamente.
In bilico tra le antiche tecniche della tradizione artistica e artigiana e una visione contemporanea e contaminata dalla tecnologia.


Caterina Sbrana dopo studi classici, studia restauro di dipinti all’Istituto Europeo delle Arti Operative a Perugia.
Prosegue la propria formazione all'Accademia di Belle arti di Carrara con Omar Galliani.
Dal 1999 espone in numerose mostre collettive e personali.
Nel 2003 ottiene la menzione speciale della giuria al Premio Nazionale delle arti di Roma per Ofelia di fango.
Del 2008 è la grande personale Organica presso lo spazio contemporaneo Sakros di Carrara.
Nel 2009 presenta l’installazione Earth and Water negli spazi della Tetrapak di Modena, che acquisisce le opere nella propria collezione di arte contemporanea.
Nel 2010-11 viene selezionata per il progetto Open Studios a cura del CCC Strozzina di Firenze.
Nel 2011 è tra gli artisti emergenti alla 54° Biennale di Venezia,Tese di San Cristoforo e Arsenale Novissimo.
Nel 2012 i suoi lavori a succo d'erba sulle planimetrie di Google Earth sono esposte al Museo Marino Marini di Firenze, all'interno della collettiva Osservazione della natura in stato di quiete a cura di Paola Bortolotti.
Nel 2013 presenta A private Geography alla Syracuse University in Florence, a cura di Paola Bortolotti, mostra personale che raccoglie i suoi lavori più recenti realizzati con capsula di papavero e una installazione in terra cruda.


Vive e lavora a Pisa.