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Opera catastrofica in tre atti


Tre momenti di un unico apocalittico evento, compongono questo lavoro.
Tre frame cinematografici, tre sequenze di una storyboard, una sceneggiatura tridimensionale, che ho modellato in argilla rossa in maniera urgente e fresca come un bozzetto.
Non sappiamo cosa sia successo, possiamo vedere però cosa succede dopo.
Una grande città in miniatura va a fuoco.
Distruzione e decadenza, l' entropia della natura che avvolge gli scheletri degli edifici e riprende possesso, l'uomo non c'è più, le forme di vita che pretendeva di dominare abitano i suoi spazi.
Immagini apocalittiche abitano il nostro immaginario, letterario, visivo, interiore.
Possiamo osservare  questo lavoro dall'alto, prendendo metaforicamente le distanze, oppure possiamo farci piccoli e immaginare noi stessi all'interno della città che va a fuoco o immaginare il rumore della vegetazione che cresce, o identificarci nel cane e sentire l'aria fresca che ci accarezza il pelo mentre osserviamo le rovine dall'alto nella terza e ultima scena.

In qualsiasi caso non possiamo ignorare quanto questa storia ci appartenga e ci riguardi.
Da qualsiasi parte la si guardi questa è una storia che è già accaduta e che probabilmente accadrà di nuovo.
L'immagine distopica della prima scena lascia il posto ad un visione finale aperta, inevitabile ma rigeneratrice e quasi rasserenante, una sorta di utopia in cui l'uomo non è contemplato: la natura che cresce silenziosa.